Riforma Cartabia e mediazione familiare

Riforma Cartabia e mediazione familiare

LA RIFORMA CARTABIA HA REGOLAMENTATO LA PROFESSIONE DEL MEDIATORE FAMILARE

IL POTERE RICONOSCIUTO AI GENITORI  DI DECIDERE LE CONDIZIONI DI SEPARAZIONE, DI AFFIDAMENTO E DI MANTENIMENTO DEI FIGLI GRAZIE ALLA MEDIAZIONE FAMILIARE

Approfondiamo insieme le novità legislative e quale sia il potere riconosciuto ai genitori di decidere le condizioni di separazione, di affidamento e di mantenimento dei figli grazie alla mediazione familiare.

La legge delega 206/2021, il decreto legislativo 149/2022 e il decreto ministeriale attuativo 151/2023  hanno regolamentato la figura professionale del Mediatore familiare e valorizzato il ricorso alla Mediazione familiare  nell’ambito delle procedure in materia di diritto di famiglia, attribuendo particolare importanza agli accordi che i genitori possono raggiungere in sede di Mediazione familiare anche in relazione alla gestione e al mantenimento dei figli. Ha voluto così favorire una modalità negoziale di risoluzione delle controversie familiari in un’ottica di pacificazione e di modernizzazione del sistema giudiziario dando la grande opportunità alla coppia genitoriale di rivolgersi ad un mediatore non solo prima di accedere ad una procedura giudiziale ma anche nel corso di una procedura giudiziale attraverso la mediazione delegata dal giudice che rimane comunque facoltativa (mediazione delegata).

Il ricorso alla mediazione familiare riguarda per tutti i procedimenti aventi ad oggetto lo stato delle persone, i minorenni e le famiglie unite in matrimonio o basate su convivenze di fatto,  in particolare i procedimenti di separazione e divorzio, di  regolamentazione della responsabilità genitoriale dei figli nati fuori dal matrimonio e i casi di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio e di affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio.

L’articolo 337 ter. codice civile sancisce il diritto del figlio alla bigenitorialità: “Il figlio ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Prevede che il giudice “prenda atto , se non contrari all’interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori, in particolare quando raggiunti all’esito di un percorso di mediazione familiare.”.

 

Il legislatore ipotizza il ricorso alla  mediazione familiare come approccio privilegiato per la risoluzione del conflitto familiare e auspica che, in prima istanza, siano i genitori i veri artefici delle condizioni della loro separazione riconoscendo agli stessi la responsabilità, il potere  e la libertà di decidere il nuovo assetto della famiglia separata.

Individua nella mediazione familiare lo strumento più efficace per permettere ai genitori di trovare degli accordi di separazione condivisi, prima di rivolgersi all’Autorità giudiziaria, che avrà, nell’ipotesi in cui si avvalgano di questa opportunità, il ruolo di recepire gli accordi intercorsi tra i genitori verificando che non siano contrari all’interesse morale e materiale del figlio.

Ma qual è l’interesse morale e materiale del figlio? In primo luogo è necessario che venga garantito il diritto alla bigenitorialità e cioè la possibilità di frequentare in modo equilibrato e continuativo entrambi i genitori. In secondo luogo che gli sia garantito un clima familiare sereno nonostante la separazione dei genitori e un reale affidamento condiviso. Infine che i genitori continuino a garantirgli un tenore di vita adeguato secondo le possibilità di ciascuno.

L’art.337 octies c.c. dispone che “ se il giudice ne ravvisa l’opportunità, sentite le parti e ottenuto il loro consenso, ha la possibilità di rinviare l’adozione dei provvedimenti relativi ai figli per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli.”

Quindi anche nel caso in cui sia stato incardinato un giudizio, ancora una volta il giudice può dare questa possibilità ai genitori rinviando l’adozione dei provvedimenti provvisori ed urgenti.

Artt. 473 bis 10,14,40 , 43 cpc. Nel caso in cui venga incardinato un giudizio il nuovo rito prevede

1) che a seguito del deposito del ricorso il presidente nel decreto di fissazione dell’udienza informi le parti della possibilità di avvalersi della mediazione familiare tranne nei casi in cui siano allegati abusi familiari o condotte di violenza domestica o di genere;

2) che il giudice in ogni fase del giudizio possa informare le parti della possibilità di avvalersi della mediazione familiare e invitarle a rivolgersi ad un mediatore da loro scelto tra le persone iscritte nell’elenco presso il tribunale per ricevere informazioni e per valutare se intraprenderlo e che possa appunto rinviare l’adozione dei provvedimenti temporanei e urgenti per  consentire alle parti di tentare una mediazione;

3) Il divieto di iniziare un percorso di mediazione familiare e l’obbligo di interromperlo qualora vengano allegate denunce o siano state pronunciate sentenze di condanna per abusi o violenze domestiche o di genere.

 

Qual è l’obiettivo del legislatore?

Quello di favorire una soluzione bonaria del conflitto tra i genitori grazie al ricorso allo strumento della  mediazione familiare.
Gli accordi raggiunti in mediazione dalle parti saranno riconosciuti e convalidati in sede giudiziaria e avranno una maggiore probabilità di essere rispettati dalle parti perché frutto del lavoro  da loro stessi svolto nel corso della mediazione.